Il test di Rorschach

Il test di Rorschach, detto anche Rorschach Inkblot Test, fu costruito da Hermann Rorschach nel 1921 e rientra nella categoria dei test proiettivi: il paziente non conosce né gli obiettivi del test, né il modo in cui le sue risposte saranno valutate; è, inoltre, completamente libero di rispondere, organizzando soggettivamente contenuto e forma degli stimoli che gli vengono presentati. Questo genere di test conduce, generalmente, ad interpretazioni olistiche della personalità del paziente, supportate dalla teoria psicoanalitica: grazie all’ uso massiccio dei meccanismi di scissione e proiezione, che il paziente fa nel dare forma e senso a ciò che vede, è possibile accedere ai suoi sentimenti, paure e desideri più remoti e inconsci.

 

Il materiale

 

Il test consiste nella presentazione standardizzata e sequenziale al paziente di 10 tavole (formato 23 x17 cm.) su ciascuna delle quali compare una macchia di inchiostro informe e simmetrica rispetto all’ asse centrale.

Queste sono state scelte tra moltissime altre, in base a 2 criteri:

1) AMBIGUITA’: la macchia deve permettere un’ interpretazione il più possibile libera.

2) SEMPLICITA’: la macchia deve essere abbastanza regolare, in modo da consentirne una definizione.

Le tavole possono essere classificate in base a 2 parametri:

a) COLORE: le tavole 1, 4, 5, 6 sono caratterizzate dal chiaroscuro; la tavola 7 è grigia; le tavole 2 e 3 sono le uniche in cui compare il rosso accanto al bianco-nero;  le tavole 3, 9, 10 sono di colore pastello.

b) COMPATTEZZA e APERTURA/CHIUSURA:

–          rispetto alla compattezza: LE TAVOLE 1, 4, 5, 6, 10 hanno un aspetto unitario e massivo; le tavole 2, 3, 7, 8 sono configurate bilateralmente.

–          rispetto all’ apertura/chiusura: le tavole 1, 2, 3, 7, 9, 10 sono considerate aperte; le tavole 1, 4, 5, 6 sono considerate chiuse.

 

Somministrazione

 

Le tavole, rigorosamente ordinate dalla prima alla decima, vengono presentate al bambino una alla volta. Per quanto riguarda la consegna, ogni volta che al paziente viene mostrata una tavola, gli si pone la domanda:” Cosa vedi?”, dopo avere, comunque, precisato l’impossibilità di stabilire risposte giuste o sbagliate.

Posto di fronte a ciascuna tavola, il soggetto è libero di osservarla, capovolgerla e quindi organizzarla percettivamente, oppure di non fare o dire nulla: questo fornisce, di per sé, dati utili al fine della diagnosi.

Compito dello psicologo è trascrivere tutto ciò che il paziente riferisce in corrispondenza di ciascuna tavola, su un foglio bianco, ripartito in 2 colonne: nella prima scriverà le risposte, nella seconda riporterà i dati derivati dall’ inchiesta. Questa si compie dopo la somministrazione di tutte le tavole, per non influenzare il rendimento del bambino, e consiste fondamentalmente in una seconda presentazione delle stesse, al fine di ottenere informazioni utili per una siglatura precisa. In questa fase, infatti, il bambino può proporre aggiunte, variazioni, può negare una risposta o semplicemente non dire niente: ciò dovrebbe consentire allo psicologo di capire meglio la determinante di una risposta (contorni della macchia, movimenti, sfumature, colore cromatico, ecc.).

 

Descrizione delle tavole

 

A livello specifico, è necessario segnalare alcune particolarità che riguardano solo determinate tavole:

TAVOLA 2: spicca il colore rosso, che ha come effetto il cosiddetto “ Shock al rosso”: ciò provoca, di solito, alcuni secondi di latenza tra presentazione e risposta.

TAVOLA 4: rappresenta la “ tavola paterna”.

TAVOLA 5: è la tavola più semplice che dà luogo, normalmente, a percezioni piuttosto standard.

TAVOLA 7: è la “tavola materna“: l’ organizzazione percettiva di questa settima tavola dà informazioni sul rapporto primario, quindi passato, con la figura materna.

TAVOLA 9: è una seconda “tavola materna”, la cui organizzazione percettiva dà, però, informazioni sulla modalità in cui la figura materna è vissuta attualmente.

 

Siglatura e interpretazione

 

Nell’ interpretazione del Rorschach, l’accento è posto sul modo in cui il paziente organizza la percezione, dà forma alla sua risposta, sulle motivazioni che fornisce e sui contenuti che presenta, spesso ricorrenti da una tavola all’ altra.

In generale, percezioni che si armonizzano con la macchia di inchiostro stanno ad indicare un buon livello di funzionamento psicologico e una buona capacità di tenere conto della realtà; al contrario, risposte indefinite, disarmoniche, bizzarre, sono indici di una vita fantasmatica irrealistica, conflittuale e fortemente connotata emotivamente.

Per quanto riguarda il livello dei contenuti, i principali parametri da considerare sono la percezione di oggetti animati o inanimati, umani o animali, statici o in movimento, esprimenti affetto o ostilità.

Al termine, si chiede al paziente quale tavola ha gradito di più e quale, invece, ha trovato più sgradevole: questo consente un primo approccio alle difese inconsce del soggetto.

Siglatura e interpretazione del Rorschach sono, comunque, complesse e controverse: il Sistema Comprensivo di Exner, tendente ad integrare le proposte dei vari sistematizzatori, rappresenta forse il metodo attualmente più in uso.