L’attività lavorativa è una fonte di grande stress: si stima che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è dovuta allo stress e ciò comporta gravi conseguenze sia in termini di disagio personale sia per il tornaconto economico dell’organizzazioni. Questo è uno dei maggiori temi che l’Europa deve affrontare in tema di salute e sicurezza in ambito lavorativo e l’organo preposto al miglioramento della qualità lavorativa nei Paesi dell’Unione Europea è l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro che mette in atto degli opportuni programmi di prevenzione, in collaborazione con i diversi governi locali.
Secondo le cifre fornite dall’Agenzia, i lavoratori stressati sono circa 40 milioni e le “malattie professionali” variano da disturbi gastrointestinali e cardiovascolari a spossatezza, per arrivare fino alla depressione.
L’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, che ha come obiettivo fondamentale quello di offrire ai datori di lavoro e ai lavoratori un modello che consenta di individuare e di prevenire o gestire i problemi di stress da lavoro, definisce lo stress lavoro correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro”. Lo stress può insorgere nel momento in cui il lavoratore non si sente in grado di far fronte alle richieste lavorative ed è causato da vari fattori propri del contesto (variabili attinenti all’ organizzazione) e del contenuto (caratteristiche che fanno parte dell’attività svolta) del lavoro. Ognuna di queste aree contiene elementi che possono portare il lavoratore ad una condizione di stress.
I contenuti dell’attività lavorativa riguardano:
-ambiente e attrezzature: riguarda le condizioni “fisiche” del lavoro quali illuminazione, rumori, problemi riguardanti la manutenzione, l’idoneità e la manutenzione delle attrezzature e le condizioni di sicurezza rispetto ai vari rischi esistenti ;
– disegno del compito lavorativo: riguarda lo svolgimento delle mansioni e lo stress può essere causato dal lavoro troppo ripetitivo, da una mancanza di definizione delle competenze e conoscenze necessarie a svolgere il lavoro;
– carico e ritmo di lavoro: sovraccarico o sottocarico di lavoro, mancanza di controllo sul ritmo, tempo insufficiente per eseguire il compito, scadenze pressanti possono essere fonti di stress;
– orario di Lavoro: riguarda i turni lavorativi, la rigidità dell’orario di lavoro, l’assenza di pause.
Le variabili di contesto sono le seguenti:
– organizzazione del lavoro: lo stress può essere favorito da carenze di comunicazione, bassi livelli di sostegno per la risoluzione di problemi e lo sviluppo personale, mancanza di obiettivi organizzativi ben delineati;
– rapporti interpersonali: che possono riguardare l’ isolamento fisico o sociale, rapporti limitati con i superiori, leadership non efficace, conflitti interpersonali, mancanza di supporto sociale;
– ruolo nell’organizzazione: ambiguità e conflitto di ruolo, responsabilità non definite, scarso valore sociale attribuito al lavoro possono portare il lavoratore ad una condizione di esaurimento emotivo;
– sviluppo di carriera: incertezza o blocco della carriera, bassa retribuzione, precarietà dell’impiego;
– controllo e libertà decisionale: spesso i lavoratori non partecipano ai processi decisionali e sono piuttosto “passivi”;
– interfaccia casa-lavoro: la famiglia ed il lavoro sono portatori di richieste contrastanti e ciò causa stress, aumentato anche da problemi quali ferie non godute, scarso appoggio in ambito domestico, problemi di doppia carriera, difficoltà di conciliazione tra vita privata e vita lavorativa.
La valutazione del rischio di stress lavoro correlato è diventata obbligatoria con l’entrata in vigore del decreto legislativo n.81/2008 e viene effettuata dal datore di lavoro in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, con il coinvolgimento del medico competente e l’organo che vigila sul corretto adempimento di tale obbligo è la Commissione consuntiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.
Secondo tale Commissione la valutazione del rischio di stress lavoro correlato si articola in due fasi: la valutazione preliminare e la valutazione approfondita, che viene effettuata se la prima valutazione rivela elementi di rischio di stress lavoro correlato.
La prima valutazione, quella preliminare, viene effettuata rilevando indicatori oggettivi e verificabili in termini numerici, appartenenti a tre distinte categorie: eventi sentinella (si valutano sulla base di parametri omogenei individuati internamente dall’azienda ad esempio indici infortunistici, assenze per malattia, turnover, procedimenti e sanzioni e segnalazioni del medico competente, specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori), fattori di contenuto del lavoro e fattori di contesto. Se in questa prima valutazione non emergono elementi di rischio di stress lavoro correlato e non c’è necessità di interventi correttivi, il datori di lavoro procede semplicemente alla redazione del Documento di Valutazione del Rischio mentre se si rilevamento elementi di rischio si rendono necessari degli opportuni provvedimenti quali ad esempio interventi organizzativi, comunicativi o formativi e se anche queste misure risultano inefficaci si procede alla fase di valutazione approfondita che prevede la valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori (nel caso di grandi aziende la valutazione è effettuata su un campione rappresentativo di lavoratori) attraverso questionari, focus group o interviste semistrutturate sui vari fattori.